Faenza

Siamo tutt* Artemide - Mostra collettiva


Di cosa parliamo quando parliamo di indipendenza femminile?  Quante sfaccettature ha il concetto di indipendenza? E a quanti di questi le donne hanno accesso?

La liberazione femminile passa attraverso l’acquisizione di strumenti per valutare e vivere il mondo e a condurci in questo viaggio sarà Artemide, Dea della caccia munita di frecce ed abitante delle foreste. 

Artemide rappresenta nella cultura della Grecia classica l’archetipo della donna indipendente che rifugge le regole imposte. Portatrice di una personalità intera in se stessa, ripudia l’idea di completezza tramite la relazione con una figura maschile che la validi e ne definisca i confini. Alla compagnia di un uomo preferisce quella supportiva delle sue ninfe, con la quale condivideva un’attitudine ed una forma mentis definibile come primordiale espressione di femminismo.

Ispirate da questa potente figura di riferimento, l’edizione 2022 del festival “Sorelle” prende il via dall’unione di questi due concetti cari alla dea greca: l’indipendenza femminile che si alimenta attraverso una rete di sorellanza.

18 artist*, hanno aderito all’open call lanciata dall’associazione Fatti d’arte lasciandosi ispirare e collocandosi in una delle aree espositive, la più calzante con la propria visione ed estetica. Espongono Fabiola Cenci, Aminata Fofana, Silvia Giordano, Margaret Iris, Elsa Lamartina, Giorgia Latella, Filippo Maestroni, Michela Marzocchi, Enea Mazzotti, Silvia Mongardini, Matteo Moni, Maria Giovanna Morelli, Lia Proti, Giulia Seri, Rosalie Sinsou, Arianna Zama, Alice Zanelli.

Nuda

Elsa Lamartina

Opera

2022, stampa fotografica

“Una donna che non si adegua agli stereotipi viene etichettata come “brutta”, quindi la foto di un corpo di donna che non viene rappresentato come “di solito” si fa, è una foto brutta. Come donna ho constatato che è difficile rappresentare un nudo che non attiri uno sguardo malizioso, che non inviti ad un voyeurismo oggettivo. La foto di un corpo maschile non subisce lo stesso sguardo. Lo sguardo è stato influenzato ed "educato" ad un nudo erotico, ad uno sguardo che molto spesso si ferma ad un nudo di donna oggettivizzato, che si fa oggetto d'uso e abuso.

Con il lavoro che presento ho voluto mappare il mio corpo, parte per parte usando lo scanner della macchina fotocopiatrice. Lo scanner acquisisce immagini ricostruendole in formato digitale, queste appaiono distorte e discordanti dal consueto nudo, perché l’oggetto riprodotto risulta schiacciato, imprigionato, compresso, così come accade al corpo femminile, schiacciato, imprigionato e compresso dagli stereotipi. Nella quotidianità il corpo viene scannerizzato, viene analizzato per vedere se aderisce a canoni accettabili, lo si osserva come se fosse un abito esposto nella vetrina di un negozio. In questo contesto ho sempre avuto difficoltà nel fare nudo, anche per il disagio e il fastidio dello sguardo maschile. Mi sono sempre sentita violata dall’altro e frustrata dal fatto che spesso gli uomini si fermassero al nudo, sul mio aspetto e non sul mio lavoro.

Con questo progetto mi sono messa alla prova ed è con grande coraggio che presento questo lavoro.”

Biografia

Elsa Lamartina

Nata nel 1977, vive e lavora a Milano. Si laurea in Psicologia e ottenuta la specializzazione come psicoanalista junghiana sviluppa contemporaneamente l’attività artistica. La sua pratica artistica si basa sull'uso combinato della fotografia con immagini d'archivio, scultura, installazioni e video, esplorando la capacità di integrazione di più metodi per poter esprimere al meglio il proprio lavoro. Ogni messaggio ha un suo strumento narrativo.

La stanza bianca

Margaret Iris

Opera

2017, stampa fotografica

La morte di chi non hai fatto in tempo a conoscere è una lacerazione straziante che non si può rimarginare.

Convivi con il vuoto.

“E voi figli niente?” ti chiedono. Poi ad un certo punto smettono di chiedertelo. Forse hanno capito. Forse vedono che ormai sei troppo vecchia. La società ci vuole donne forti, mascoline, con gli addominali scolpiti e al contempo madri accoglienti e mogli devote. Doppi messaggi stritolanti. Il ruolo della donna come madre è ancora troppo spesso considerato un obiettivo imprescindibile nell'esperienza femminile.

Ma se i figli non arrivano? E se si sceglie di non averne? Se non sono madre, sono ugualmente una donna?

Si rimane in bilico tra mettere in discussione le mie aspettative e la ricerca di un’identità non prevista. Una non-maternità imprevista.

Osservo il mio corpo da adolescente che invecchia.

Biografia

Margaret Iris   

Margaret Iris (Pescara, 1974) vive e lavora a Pesaro. Ha iniziato il suo percorso artistico studiando presso

Art Therapy Italiana a Bologna, dove si è diplomata con una tesi sulla frammentazione del Sé e il lavoro

fotografico di Francesca Woodman. Ha completato gli studi di fotografia di ritratto e moda presso

l'International Center of Photography di New York. Il suo lavoro è stato presentato in alcune esposizioni

collettive come presso la Galerie Joseph Turenne (Paris, 2018), Loosen Art (Roma, 2020) ed è stata

selezionata per l'Artist Italian Collection 2020 curata da Italy Photo Award. Sta studiando storia dell'arte

presso l'Università di Urbino. Ha conseguito una Laurea in Psicologia presso l’Università di Bologna.

Milk, Rebirth, Hye Wonhye-Unburnable.

Giorgia Latella

Opera

2020-2022, fotografia

"Quelli passati sono stati anni difficili, ricchi di giornate in cui avrei solo voluto dimenticarmi del mondo. Un mondo impazzito dove tutti pensano al proprio giardino e, in quei rari momenti in cui alzano il naso, hanno l'audacia di imporre al prossimo come vivere, come essere, chi amare, quale colore della pelle sia giusto e quale no. Il cambiamento però non arriva restando fermi e indifferenti. Per quanto piccola e poco influente ho comunque deciso di essere il messaggero della storia di una delle mie più care amiche, Ayevieh, nata e cresciuta in Italia e con parte delle sue radici piantate nella Costa d'Avorio. Insieme abbiamo intrapreso un percorso di sensibilizzazione intitolato "A strange Fruit", in onore di Billie Holiday.

Perché nella realtà che viviamo il colore della pelle indica ancora il tuo posto nella scala sociale. Il percorso che abbiamo iniziato insieme doveva portare a una fioritura, alla nascita di nuovi frutti, ma quelli sbocciati non sono fiorellini colorati e delicati. Sono fiori pieni di spine, dai contrasti scuri, dall'odore soffocante come la rabbia che scoppia nel petto. Yemaya ha preso la spada in mano, si è unita ai suoi figli e alle sue figlie, stanca di vederli discriminati, violentati, picchiati e ignorati. Le parole e i messaggi edulcorati non funzionano più e noi siamo in prima fila pronte a lottare.”

Della serie A strange Fruit, in mostra a Palazzo delle Esposizioni i tre scatti: Milk rappresenta la nascita dalle acque bianche di una nuova consapevolezza, un bianco privilegio che in silenzio soffoca; Rebirth rappresenta l'emancipazione di Ayevieh in quanto donna di colore, nel parallelo con Yemaya regina africana del mare e divinità madre, pronta a sguainare la spada per difendere le sue figlie e figli; Hye Wonhye-Unburnable rappresenta forza, determinazione e incorruttibilità: Yemaya non brucia, Yemaya combatte insieme alla sua prole e insieme resisteranno fino a quando una vera uguaglianza sarà raggiunta

Biografia

Giorgia Latella

Nasce negli anni 90 a Savona, è un'artista autodidatta. Ormai da dieci anni la fotografia è una delle sue grandi passioni. A giugno 2020 ha inaugurato un progetto fotografico dal nome "A Strange Fruit" insieme ad Ayevieh, protagonista e coautrice del progetto nonché sua cara amica. Il cuore di questo percorso fotografico è raccontare proprio la storia di Ayevieh, una giovane donna di colore nata e cresciuta in Italia da una coppia di etnia mista. Ad accompagnare ogni foto ci sono i pensieri e le esperienze di Ayevieh, alternate alle parole delle persone di spicco che l'hanno aiutata ad abbracciare e accettare le sue origini.

Dalla Luna alla Terra – la Vergine Paritura

Potnia Theròn – Come in cielo e così in terra

Fabiola Cenci

Opera

Dalla Luna alla Terra – la Vergine Paritura

2021, tecnica mista - incisione fatta con lastre di cartone lastre di zinco
“Vieni a me, O Amata Signora, Selene dalle tre facce;
ascolta con benevolenza i miei Sacri Canti;
Ornamento della Notte, giovane, Portatrice di Luce ai Mortali […]”

Papiri magici greci - Invocazione

Come due facce della stessa medaglia, la Luna e la Terra, sono strettamente connesse. La ciclicità della natura e delle stagioni, il fenomeno delle maree nonché la ricorrenza della fecondità femminile sono infatti regolati dall’avvicendarsi delle fasi lunari. Così come la dea Artemide rappresenta con il suo arco d’argento la luna crescente, la dea Selene – sorella del dio Sole – è associata fin dall’antichità alla luna piena. La fertilità e la fecondità sono aspetti caratterizzanti della figura di Selene, celebrata per gli innumerevoli figli nati dalla forte passione amorosa esplosa con il giovane pastore Endimione. 

Dalla parte opposta invece, vi è la Terra; anch’essa prolifica e calda: di nuovo, in un ciclo senza fine dona la vita, nutre ed è padrona della morte, in quanto tutto torna nelle viscere profonde della Madre Terra. Siamo di fronte ad una danza senza fine, in cui la figura femminile si trasforma in una vera e propria vergine nera, connessa con l’astro lunare ma fortemente legata alle forze telluriche e vitali della Terra; mani si stringono e proteggono la parte più interiore dell’anima come a creare un vero e proprio tempio sacro, in cui è fondamentale custodire l’essenza più autentica e profonda di ognuno di noi.

Opera

Potnia Theròn – Come in cielo e così in terra

2021, tecnica mista - incisione fatta con lastre di cartone lastre di zinco

“Salve, figliuola di Giove, di Lato dal fulgido crine.

Io mi ricorderò d’esaltarti in un canto novello […]”.

Inno Omerico ad Artemide

Come un’eco proveniente da tempi remoti, l’epiteto Potnia Theròn, ossia “Signora degli animali” – associato alla dea Artemide – riesce ancora oggi a far vibrare potentemente le corde dell’anima più selvatiche e nascoste. Una dea primordiale e arcaica, vera procreatrice di vita: ad essa è associato l’elemento acquatico che tutto muove e che è in grado di donare la vita. Il corpo ha forme morbide e richiama fortemente la natura nel suo incessante moto di ciclicità; nascita e morte. Il cervo con le sue regali corna è l’animale associato alla figura della regina dei boschi: infatti un aspetto fondamentale della sua divinità è quello della selvatichezza; della capacità di lasciarsi andare ad istinti primitivi nonostante sia perfettamente in grado di controllare la natura e di renderla armonica, dove il maschile e il femminile sono in perfetto equilibrio. Il cervo è inoltre il protagonista del mito che vede coinvolti la stessa Artemide e il cacciatore Atteone; Ovidio, nelle sue “Metamorfosi”, racconta il tragico episodio in cui la dea, irata per essere stata sorpresa nuda durante un bagno nelle acque fresche di un bosco, trasforma Atteone in un cervo che finirà sbranato dai suoi stessi cani, incapaci di riconoscerlo. Potnia Theròn non è una Dea Madre, ma semplicemente manifestazione della natura selvaggia: nel caos dei tempi presenti, siamo in grado di ritrovarla dentro noi stessi? 

(testi critici della Dott.ssa Dalila Segoni)

Biografia

Fabiola Cenci

Nasce a Roma il 25 aprile del 1978. Nel 1996 si diploma presso il VI Liceo Artistico di Roma, poi intraprende gli studi presso l’Accademia Di Belle Arti di Roma. Nel 2000 il lavoro di ricerca si concentra sulla performance, concepita in simbiosi con altre forme di linguaggio artistico come la pittura, la musica, il teatro e le proiezioni video che realizza appositamente per l’evento. Da circa 10 anni la sua ricerca e' rivolta al rapporto uomo natura , al legame della donna alla grande madre terra e al risveglio della parte primordiale per ritrovare quello che abbiamo perso nel tempo .

Apparizione

Enea Mazzotti

Opera

2022, tempera su tela

L’indipendenza femminile può avere mille forme. Talvolta possono essere quelle sinuose di un vibratore viola dal design aerodinamico. 

Dietro allo scherzo di assimilare la scoperta dell’orgasmo, che un vibratore può dare, ad un'apparizione divina, si cela la critica ad una società che accetta la masturbazione solo se maschile, trasformando di fatto l’autoerotismo femminile in un tabù. Una tendenza che per fortuna si sta invertendo, complice internet, con una sempre maggiore consapevolezza da parte delle nuove generazioni, che si riappropriano di un diritto fondamentale: quello di darsi piacere e di parlarne. Perché l’autodeterminazione passa anche dalla scoperta del proprio corpo e dalla condivisione di esperienze ed esigenze comuni a tutte le donne.

Biografia

Classe ’91, Enea Mazzotti approda al mondo dell’arte solo dopo aver rinnegato gli studi in Giurisprudenza. Frequenta il corso ITS Tonito Emiliani dedicato alla ceramica per affiancare i genitori presso la manifattura FOS Ceramiche. Qui sviluppa anche una propria produzione di oggetti e accessori in porcellana sotto il marchio Miramy, insieme ad opere con cui partecipa nel 2017 al “Concorso internazionale della ceramica d'arte contemporanea Città di Gualdo Tadino”, ottenendo un riconoscimento e nel 2020 al concorso ceramico nazionale “Convivium” di Appignano, dove riceve una menzione. Si approccia alla pittura su tela nel 2020 e nel 2021 intraprende un corso con il pittore Martino Neri.

Ciclo “Redenzioni della maternità”

Filippo Maestroni

Opera

2021, pittura

Libero disegno istintivo su immagini storiche del patrimonio visivo occidentale, le donne del sacrificio, portatrici del figlio, madonne, destinate al fine unico della procreazione, in questa serie di piccole opere cerco di sfatare il mito della donna come incubatrice e allo stesso tempo la ricerca dell'identità del figlio, non più legati dall'obbligo della carne, ma bensì; legati dall'essere entrambi individui, riconoscenti l'un l'altro del miracolo del venire al mondo e della libera volontà di portare la vità.

Biografia

Nato il 15 febbraio 1994. 

Pittore

Oche

Maria Giovanna Morelli

Opera

2022, ceramica, stoffa, testo.

L’opera sta ad indicare i rapporti di coppia come definiti dalla società patriarcale che ha stabilito storicamente il predominio maschile sulla donna nei millenni di evoluzione umana. La medicina, la psicologia e le scienze nel XIX e XX secolo hanno portato avanti studi e ricerche che avvallassero l’ipotesi di una insufficienza della donna ai ruoli lavorativi, politici e di potere stabilendo storicamente il privilegio maschile, l’oppressione patriarcale e la discriminazione in ambito lavorativo, e negando alle donne il diritto alla partecipazione politica.

Artemide appende il ferro da stiro al muro. La cravatta va tagliata.

A casa il ferro da stiro si usa una volta alla settimana: facciamo a turno, io e mio marito, per stirare i grembiuli dei bambini.

Biografia

Nata a Villanova di Bagnacavallo nel 1978, ora vive a Russi

Fin da bambina è sempre stata attratta da tutto ciò che riguardava il costruire, disegnare o assemblare.

Ha sempre disegnato, è un’attività che la rilassa, la svuota.

Grazie alla formazione in Ingegneria Edile, conseguita a Bologna, ha potuto conoscere e sperimentare tecniche. Da lì è iniziato tutto, prima con la pittura, poi affrontando anche progetti installativi. Nel suo lavoro artistico approfondisce temi che la riguardano direttamente, usa l’arte per sviscerare le difficoltà che incontra.

Dopo la nascita dei suoi figli il suo lavoro ha subito una rapida accelerazione, le hanno dato più energia, è diventata una fucina.

La difficoltà più grossa è stata conciliare le loro esigenze con le sue per questo i primi anni ha cercato di coinvolgerli e di adattare il lavoro e le tecniche che usa alle loro potenzialità. E’ un metodo che usa tuttora, anche nell’ambito dell’insegnamento, e da cui trae risultati ed ispirazione.

Lavora nel suo studio quasi sempre in solitudine, con la radio accesa. Al termine della sessione di lavoro lascia una lista di “compiti” da svolgere per la volta successiva. Se nella pittura è molto libera, nell’organizzazione del tempo e del lavoro esce la sua parte più razionale. Ha anche periodi di inattività, durante i quali dedica del tempo alla lettura, allo studio del lavoro di altri artisti.  

Rage of Artemis

Matteo Moni

Opera

2022, inchiostro e gesso acrilico su cartonlegno

La scena raffigurata ha come elemento centrale Artemide, con un'espressione di disprezzo mentre osserva Atteone, fuori dal campo di osservazione. La scena si ispira, appunto, al mito di Artemide e Atteone, nel momento in cui quest'ultimo viene attaccato dai propri cani, qui raffigurati come se non solo fossero confusi dal cambio di aspetto di Atteone, ma come se Artemide ne avesse assunto anche il comando.

Biografia

Matteo Moni nasce a Ravenna il 29 ottobre 1999. Il suo interesse nel disegno nasce durante l’infanzia. Dopo il diploma di ragioneria a Faenza, si trasferisce a Firenze, dove inizia a frequentare l’Accademia di belle arti. In questo periodo ha portato avanti la pratica sulla tecnica pittorica, oltre a progredire in altri medium come il tatuaggio e l’arte murale, su cui sta lavorando tuttora.

My body, my choice

Silvia Mongardini

Opera

2021, stampa linoleografica a mano

La sirena era un personaggio diffuso assieme a contadini e prostitute nei marginalia

sociali e, poi istoriati, della drôlerie. Difatti la sirena bicaudata è stata selezionata come soggetto portante

poiché è il frutto dell’evoluzione di raffigurazioni apotropaiche antiche particolarmente diffuse, come

bassorilievi nelle chiese romaniche: figure muliebri che sollevano la gonna nell’atto di mostrare i propri

organi sessuali. Tale rituale dal nome di ‘anasyrma’ (ἀνάσυρμα) composto da ana: su o contro o in dietro, e

syrma: gonna, affonda in radici più antiche del periodo medievale, ovvero nel mito greco. L’anasyrma ha

origine dal mito greco narrante di Demetra che partì alla ricerca della figlia Persefone, rapita da Ade.

Durante il suo viaggio di ricerca Demetra giunse ad Eleusi, dove venne accolta dalla moglie di Disaule,

Baubo. Quest’ultima tentò di rifocillare la dea offrendole un pasto caldo, ma il dolore per la scomparsa

della figlia era tanto intenso da farle rifiutare il cibo offertole. Così Baubo, con l’obiettivo di tirarle su il

morale, alzò le vesti mostrando le proprie nautiche e suscitando il buon umore nella Dea. Dal mito appena

citato nacque il rituale apotropaico dell’anasyrma, il quale divenne parte integrante delle feste religiose

associate a Demetra, i Misteri Eleusini e le Termoforie, ambedue propiziatorie per la fertilità della terra e

legate al ciclo della vita e della rinascita. Le fonti letterarie descrivono danze atte al sollevamento delle

vesti e la presenza di ex voto e simboli della fertilità legati alla sfera demetriaca, come i mylloi, dolci sui

quali era riportata al centro un’incisione, facendo sì che somigliassero ad una vulva.

In una società medievale così fortemente pudica le raffigurazioni dell’anasyrma mutarono nella sirena

bicaudata, le gambe divaricate divennero due code dell’ibrido in un’operazione che non dimentica o

cancella il simbolo, ma lo trasforma e cela. Difatti la sirena bifide è profondamente diffusa in numerose

chiese italiane, da Pavia a Bitonto, da Como ad Acerenza, mantenendo le proprie origini pagane e

riproponendo sotto altre vesti l’antica dea della fertilità e delle acque, elemento ben rimarcato dalla coda

di pesce. L’anasyrma ha assunto le forme della sirena bicaudata probabilmente anche per esprimere la

malignità femminile attraverso il mito della Sirena, creatura ammaliante e adescatrice di uomini attraverso

il proprio fascino a partire da Odisseo. L’obiettivo della stampa linoleografica è l’individuazione di un

simbolo con origini apotropaiche per affrontare il presente con uno sguardo al passato, mai scisso da ciò

che accade oggi. La sirena bicaudata è un ottimo esempio del giudizio comune che la donna subisce in

particolar modo quando si parla di aborto in un paese come l’Italia, composto da almeno 15 ospedali con il

100% di ginecologi obiettori. L’espressione “my body my choice” è stata attinta dalle manifestazioni pro

aborto, in cui compare assiduamente come slogan. Partire dall’analisi del passato per guardare e trovare

spiegazioni agli avvenimenti e alla condizione della donna oggi, questo è il senso di “My body, my choice”.

Biografia

Legata al folklore della tradizione poiché visto come radice dell’antica cultura popolare da preservare, ho affondato il mio background nelle tecniche di stampa artigianali, come litografia e xilografia, retaggi di tradizioni che man mano stanno scomparendo a causa di una realtà fondata sul digitale. 

Il folklore, tanto intensamente oggetto di demonizzazioni da parte della classe alta e dominante, non và visto nella mia ottica come un qualcosa da celare con vergogna, ma da consacrare e valorizzare. Per questo motivo l’intento dei miei lavori verte sulla continua ricerca di un connubio tra tradizione e contemporaneità, facendo in modo di fondere l’analogico e l’elaborazione di esso su schermo e carta.

Tale processo si affianca ad una vena fortemente polemica e critica nei confronti del presente, con un’attenzione particolare alla condizione della donna, tra ieri e oggi. 

Prima di arrivare alla polemica di ciò che osserviamo, credo fermamente che per costruire il presente ed il fu-turo (di cui “la prima sillaba va già al passato”, come osserva la Wislawa) sia necessario volgere lo sguardo al passato con l’obiettivo di non dimenticarlo e non fargli ri-assumere nuove nocive forme nel presente.

Essendo noi anche frutto del passato, perché non essergli grati?

Bruna

Arianna Zama

Opera

2021, grafite, bitume e olio su carta Rosaspina / stampa a ruggine su tela grezza, carboncino 

BRUNA è lo sviluppo di un alter ego libero, fuori dal corpo, che non teme i propri impulsi, la propria fisicità, l’Altro. Una metamorfosi visiva, un processo evolutivo, che partendo da un travestimento quasi carnevalesco e performativo si astrae e trasforma in un simbolo. Tribale. Bucolico.

BRUNA è un mammifero non conforme che esplora, corteggia, si accoppia e fugge. Si ritrae, costruisce nascondigli. Non teme l’improduttività. Diventa una sorta di esorcismo per il coraggio, si auto impone la scoperta del suo sentire più selvaggio, percepisce la libertà. La riscoperta dei propri

spazi, non con il cervello, ma con i sensi. I polpastrelli, la lingua, gli artigli. Essere BRUNA diventa così un esercizio da ripetere ogni sera prima di andare a dormire per lottare il fare domestico, la subordinazione. Esortarsi alla scoperta dell’autodeterminazione.

Tutte dovremmo essere un po’ BRUNA.

Biografia

Lugo, 1998. Nata e cresciuta nei dintorni di Ravenna, dove si diploma in Arti Visive presso l’Accademia di Belle Arti. Attualmente sta completando il ciclo di studi accademici a Bologna. Negli ultimi anni ha collaborato con diverse realtà culturali del territorio come il Museo civico Luigi Varoli di Cotignola e le attività di Casa Baldassarri a Bagnacavallo.

“Un po’ nomade, più con la testa che con i piedi. Cerco, mi muovo e annuso. A tratti letargica. Scelgo di non scegliere ed esploro la fotografia, la pittura e l’installazione. Quasi sempre disegno. Sono erbivora.”

Continuum

Lia Proti

Opera

2022, Acrilico su carta

Continuum è la rappresentazione pittorica della sostanza femminile. La figura femminile assume oggi più che mai rilevanza nel tessuto sociale contemporaneo. Attraverso il suo solito linguaggio pittorico diretto, Prot vuole evidenziare con questo lavoro la pressione sociale che ogni donna subisce nel corso della sua vita. Piccoli attimi quotidiani che ci ricordano quanta disuguaglianza ci sia in una società che, seppur paritaria di primo impatto, mostra ancora molte lacune.

La materia, riconducibile alla forma umana, parte dallo studio della figura femminile, e ne celebra tutta la sua bellezza e potenza. La semplicità, il candore, la pienezza di queste forme carnose - che non sono persone e nemmeno corpi - si evolvono nello spazio tempo, semplificandosi sempre di più fino ad ottenere semplici macchie uniformi di colore accostate le une alle altre.

Più il tempo passa più il gesto pittorico, il segno, svanisce nella ripetitività delle azioni.

La stessa cosa accade alla donna. Da piccoli fatti quotidiani, a grandi avvenimenti che segnano la vita, ogni azione fluttua nell’eterno, nello scorrere puntuale del tempo, perdendo progressivamente di significato.

Vittima lei stessa di Body shaming e molestie, Prot sceglie di parlare al pubblico, ed in particolare a tutte le donne, attraverso la sua arte, cercando di infondere quel coraggio che lei non è riuscita a trovare al momento dell’accaduto, ma che con forza e tempo ha ritrovato successivamente.

Con la ripetitività del gesto sulla carta si vuole evidenziare l’importanza della memoria, che aiuta a non dimenticare ciò che ci ha segnato nel corso di una vita e che si dovrà insegnare alle generazioni future.

L’opera è stata ideata in sequenza e su un supporto insolito e leggero per sottolineare la fragilità e la ripetitività dei fatti attraverso la lunghezza del rotolo e il materiale, la carta. I tratti veloci, concitati e crudi rivelano tutte le sfumature della figura della donna: la determinazione, la potenza, la passione, la forza e la resilienza.

Il linguaggio figurativo che l’autrice è solita ad usare si snoda attraverso la figura umana ed il suo corpo, analizzati da un punto di vista più materico che umanistico. La carne e lo spazio che ne occupa sono strumenti di comunicazione importanti che vengono usati da Prot per parlare di emozioni, di energie, di circostanze. L’intangibile attraverso il tangibile, le emozioni attraverso la fisica, le anime attraverso la carne.

Biografia

Nata a Cesenatico, vive e lavora tra l’Italia e alcune città europee.

Prot (pseudonimo di Lia Proti) si laurea in Belle arti - Decorazione Arte e Ambiente all’accademia Clementina di Bologna. Dopo i primi anni di studio incentrati sulla figura umana, si avvicina a studi scientifici che influenzeranno il suo stile. Approfondendo argomenti quali le energie dell’universo, il loro impatto sul corpo, la costruzione fisica della realtà e il ruolo che l’essere umano assume in essa, i soggetti di Prot cambiano, passando da semplici ritratti a quelli che lei stessa definisce “ritratti dell’anima”. Attraverso attente esaminazioni e studi dei soggetti ritratti, l’artista cerca di coglierne emozioni e comportamenti per tradurli visivamente.

I suoi appunti visivi subiscono una forte trasformazione quando si avvicina al murales. Il passaggio a immagini in larga scala la porta ad usare un linguaggio più diretto per far sì che le sue idee vengano comunicate in modo efficace. Il tratto distintivo di Prot si evolve durante il suo ultimo periodo di lavoro all’estero. Forme più sinuose e colori più accesi trasportano l’osservatore all’interno dell’universo in cui Prot vive costantemente. Parallelamente alla sua produzione artistica affianca molti progetti di arte pubblica, dall’installazione al murale, riuscendo a farsi conoscere anche fuori dall’Italia.

Nell’ultimo periodo ha lasciato traccia in alcune città europee, tra cui Amsterdam ed Amburgo,  creando una rete di conoscenze internazionali che le ha permesso di ampliare la sua visione e ne ha influenzato lo stile.

Tavola anatomica

Giulia Seri

Opera

2020, acquerello e pastello su carta.

In “tavola anatomica” la delicatezza dell’acquerello e i toni pastello stridono col contenuto viscerale e violento del soggetto. La figura femminile è potente e ingombrante, e le sue interiora sono fieramente esposte in segno di ribellione ad una visione di sé in un ruolo prettamente biologico. Dotata di denti aguzzi e di statura possente, è pronta ad appropriarsi del suo ruolo di creatrice in toto, e non solamente di quello dettato dalle dinamiche della

specie.

Biografia

Giulia Seri è nata a Roma nel 1988 e dal 2008 vive e lavora a Firenze.

Dopo la laurea in biologia studia pittura alla Art Students League di New York e nel 2017 ottiene una borsa di studio alla scuola internazionale di arte grafica “il Bisonte” di Firenze.

Ha partecipato a mostre collettive e personali in Italia e all’estero, partecipato a residenze d’artista e ottenuto diversi riconoscimenti a premi nazionali e internazionali; tra i più rilevanti l’invito alla Triennale Europea di Incisione Contemporanea e alla Biennale Internazionale di opere di carta, il premio della giuria al Koschatzky Art Award e al Combat Prize 2021, la selezione tra gli artisti in evidenza al Premio Cramum e tra i finalisti del Premio Nocivelli.

Discomfort

Alice Zanelli

Opera

2021, mosaico industriale su bende gessate

Che sia coperto o scoperto, del corpo femminile se ne parla e fa parlare. C’è chi lo ammira, chi lo disprezza, chi ne abusa e chi lo usa come strumento per urlare al mondo le proprie idee; se sei donna automaticamente ti senti gli occhi addosso, nel bene o nel male.

“Discomfort” è il calco di un corpo che è riuscito a liberarsi degli occhi che lo ricoprivano, pura utopia visto i tempi che corrono, anche se nel tempo si sono fatti molti passi avanti verso lo sdoganamento del corpo femminile; ma la speranza è sempre rivolta ad un miglioramento progressivo verso una società in cui le donne non si sentiranno più a disagio col proprio corpo a causa di un giudizio esterno.

Biografia

Alice Zanelli

Nata e cresciuta a Bologna. Il suo percorso artistico è iniziato dal Liceo artistico F. Arcangeli con la specialistica in design della ceramica, all’Accademia di Belle Arti di Bologna decide di frequentare il corso di Decorazione Arte e Ambiente per sperimentare tecniche diverse con una propensione per l’inclusione del luogo. Il fascino che ha sempre avuto per l’Oriente e la simbologia la  porta a Ravenna per frequentare la specialistica di Decorazione e Mosaico. Durante questi anni ha avuto la possibilità di imparare la tradizione del mosaico Bizantino e combinarlo con la sua visione ironica e horrorifica del mondo ed in particolare delle interazioni umane.

 

Fresh oranges into the ocean

Silvia Giordano

Opera

2021, video

Tre arance creano un racconto metaforico e visionario della loro condizione presente e delle loro proiezioni verso il futuro. Tramite leggerezza, disorientamento, vitalità e forza, tracciano il delicato passaggio di tre giovani donne all'età adulta. In un intimo viaggio femminile tra alta e bassa marea, turbolenze e contraddizioni, calma e tumulto. "Fresh oranges into the ocean" evoca una riflessione poetica sui temi esistenziali di oggi in relazione alla natura.

Biografia

Nata a Udine, ha iniziato la sua formazione professionale di danza a Firenze presso l’Accademia Internazionale Coreutica, e prosegue la sua formazione al Balletto di Toscana. Prosegue gli studi a Londra e a Parigi, inoltre si è laureata con lode al Master in Coreografia presso la Codarts University of the Arts e Fontys, Accademia delle arti dello spettacolo nei Paesi Bassi.

Ha collaborato con diversi coreografi e registi, e presto si è concentrata sul suo percorso di creazione ampliando il proprio background con pratiche somatiche, Forsythe Improvisation Technologies con Amy Raymond e il linguaggio del movimento Gaga con Ohad Naharin. È stata attiva come coreografa e regista nel campo dell'opera: nel 2018 coreografa La Dafne per il Festival del Maggio Musicale Fiorentino, nel 2019 Un ballo in maschera al Guangzhou Opera House in Cina, e Pinocchio al Teatro La Fenice di Venezia. A settembre 2020 ha coreografato A Masked Ball per la prima stagione del Teatro Real in Madrid, mentre nel dicembre 2021 è stata direttrice del movimento al Teatro Municipale di Piacenza. È stata assistente alla regia in varie produzioni all'Opéra di Tours (Francia), al Maggio Musicale Fiorentino, al Teatro Filarmonico di Verona, al Teatro La Fenice di Venezia,  al Teatro Goldoni di Livorno, al Teatro Coccia di Novara e al Teatro del Giglio a Lucca.

Parallelamente ha sviluppato ed esplorato il suo percorso autoriale vincendo la call internazionale per coreografi emergenti alla Biennale di Venezia sotto la direzione di Marie Chouinard, dove ha presentato in anteprima il suo lavoro “Luppolo tremendo”. È tra le 4 finaliste del concorso Opera 4.0 al Macerata Opera Festival con l'opera coreografica "Mi chiamo Tosca e mi hanno spinto”. Nel 2020 ha co-creato “Signature Snippets" con Johnas Frey per EinTanzHaus Mannheim, un'opera che fonde le danze urbane con la danza contemporanea. Nel 2021 crea "A noisy self" e “Fresche Arance nell'oceano"poi presentate al Comma Festival di Tilburg e ha vinto il Theodor Rawyler Prize 2021 per lo sviluppo futuro; è attiva anche nel campo del cinema e della danza ed è finanziatrice del hub creativo e coreografico La Cap.

ici_on_entend_la_mere, 2022

Rosalie Sinsou

Opera

Nasce tutto da un guscio di una conchiglia che Rosalie ha trovato sulla spiaggia e portato a casa con sé. Il suo orecchio si sofferma ad ascoltare il rumore del mare. E questo suono le permette di ripartire, sulla spiaggia, davanti alle onde. 

“Quando le guardo, vedo colori tenui e rilassanti che mi fanno pensare agli stereotipi della femminilità. Questa femminilità che la nostra società vuole rendere il legame unico con la maternità. Ma le donne sono più di questo. Una donna che non vuole essere madre, una donna che si pente di essere madre, una madre che uccide i suoi figli. Esistono come dei bug in un sistema.” 

Questa la riflessione che ha ispirato Rosalie a scrivere un testo, una breve poesia che ha letto e trasformato in un'opera d'arte audiovisiva.

Solarolo

Shame

Camilla Carroli

Opera

2022

Essere “sorelle” non è una questione di carne o di connotati estetici, è una questione di scelte: è un legame inclusivo, un grande abbraccio, che unisce al di là delle parentele. 

In ogni persona ci sono un lato femminile ed uno maschile che convivono, non sempre pacificamente: si tratta di non aver paura, di non zittire nessuna parte di noi stessi, di ascoltarci e accettarci, lasciarci arricchire dalle differenze che ci costituiscono.

Siamo stati corrotti da anni di storia che hanno scisso la società in due generi biologici, riducendo le persone a stereotipi limitanti, inserendole in una tautologia dannosa, tossica, in grado di rendere le menti più facilmente manipolabili; mentre la coesistenza di queste due forze invece ha, per natura, un potenziale irriducibile,  sinergicamente in grado di collaborare verso nuovi ed infiniti orizzonti.

Non può esserci competitività dove non c’è un arrivo, ma solo obbiettivi comuni. 

La prevaricazione di un gruppo su altri, qualsiasi siano i fattori aggreganti, non può che togliere energie  e tagliare i ponti con la realtà, vivendo una finzione instabile, le cui regole sono autoreferenziali e fittizie. 

Lottare su fronti opposti, sempre più distanti, annichilisce, impedisce il confronto e quindi la crescita.

ShAME è inclusività. È un’indipendenza anarchica basata sulla collaborazione spontanea e naturale di ognuno. Una causa a cui tutti possono e devono prendere parte, scegliendo di non prendere nessuna parte. È un invito a non rifugiarsi in certezze stantie, smascherate dalla modernità e dalla scienza, per volgersi ad un futuro brillante fatto di collaborazione e supporto reciproco, per creare insieme un sistema agglomerante che trovi la propria forza nell’unione, rinunciando ad ogni tipo di categorizzazione. 

Il concetto di base è che l’unica caratteristica indispensabile per sentirsi donna è respirare, essere vivi, lasciare che la femminilità latente dentro di noi si possa librare creativamente per dare piena voce ai nostri desideri.

Per ottenere la parità di genere non è necessario raggiungere l’omologazione, mentre la “civiltà” in cui viviamo spesso fa trapelare questo messaggio. Io non credo che si possano incolpare le differenze stesse per la disparità, ma il modo in cui le si è trattate fin’ora. Qualsiasi diversificazione può essere colta in una chiave positiva come occasione per migliorare e mettersi in gioco.

Si è già sofferto troppo per discriminazioni di ogni tipo e sentirsi donna implica anche un coefficiente innato materno, di accoglienza, presente in tutte le persone; che racchiude l’idea di tana e di safe zone aperta, che fa sentire al sicuro, una boccata d’aria insomma.

Biografia

Camilla Carroli, classe 2000, è un’artista romagnola diplomata in pittura e mosaico nel 2019 al liceo artistico Nervi-Severini di Ravenna. Percorso di studi in corso presso l’Accademia di Belle Arti di Bologna, Dipartimento di Arti Visive all’indirizzo di Pittura nella cattedra di Simone Pellegrini. Lavora nel campo sperimentale su diversi materiali, prestando particolare attenzione anche all’aspetto filosofico del suo lavoro.

Castel Bolognese

Cuore Verde

Valentina Crasto

Opera

In un dialogo con la tradizione iconografica della figura di Artemide, l'artista Valentina Crasto propone una installazione
di più elementi che indagano il valore più essenziale e misterioso di questa divinità quello che l'artista definisce il suo
Cuore Verde. Organo umano ed animale, che richiama la sacralità della natura potente e misteriosa, qui possiede anche
una visione che irrompe fra sacro e profano, fra materia e forma.

Il Cuore Verde ha un carattere primordiale, qualcosa che non può essere controllato né tantomeno alterato dall'uomo
ma soltanto rispettato e compreso.

Il filo di cotone, materia prima dell’artista che è alla base di tutti i suoi lavori, crea e si sviluppa dal cuore della dea
raffigurata, quasi accennata nella sua forma, posto sul lato destro, coinvolgendo parte del corpo e quindi tutti i sensi,
rendendo questa figura mitica allo stesso tempo più umanizzata ed animalizzata.

Una nuova sacralità che invade lo spazio fisico ed entra nel luogo e nel corpo, che grida e rivendica la propria
autonomia di una potente e femminile vitalità.

MORBIDA

Miriam Del Seppia curata da Francesca Cerfeda

Opera

Miriam ricrea un'ambientazione intima, di luoghi da lei abitati e fatti per abitare.

Nei suoi lavori figurano quei simboli che compongono l'inconscio arcaico.

Forte è l'evocazione e la narrazione del mondo femminile e di quelle antiche pratiche ad esso legate, come la tessitura e la tintura naturale. Miriam è una raccoglitrice delle piccole cose. Frutti conchiglie, terre, si trasformano tra le sue mani in preziose sculture dal sapore votivo.

Semplici gusci di frutta diventano impluvium di lacrime, piogge, pensieri. Osservando la natura ne ritrae i profili, alternando il buio alla luce, premonizioni funeste e apparizioni ancestrali. Stelle, spiriti, presenze. Dipinge le architetture del mondo che la circonda, dalle rosee campiture ai più severi cieli neri. Con fare morbido ma deciso. narra il quotidiano e il suo essere in quanto donna M O R B I D A ecco l'aggettivo giusto. Morbida come una membrana che permette il passaggio dell'ossigeno, differendo il dentro dal fuori, senza mai essere severa.

Francesca Cerfeda

Brisighella

Gli Occhi della Luna

Giulia Pasa Frascari

Opera

Gli Occhi della Luna è la mostra personale dell’artista Giulia Pasa Frascari (Molinella, 1992), evento satellite della terza edizione di Sorelle Festival, un’iniziativa volta a celebrare la figura femminile e sensibilizzare su importanti temi di attualità tramite l’arte e la cultura.
L’iniziativa è curata dall’Associazione di Promozione Sociale - Spine Produzione, per il Comune di Brisighella.
All’interno dello spazio del Complesso dell’Osservanza, l’artista esplora la figura femminile attraverso i ritratti, approfondendo le caratteristiche più intime e nascoste legate al mito di Artemide.
Siamo tutte Artemide – è dunque il tema su cui pone l’attenzione la terza edizione di Sorelle Festival - Dea della caccia, degli animali selvatici, e della foresta, rappresentata anche come la personificazione della luna crescente, è la figura da cui comincia la nostra ricerca della rappresentazione dell’indipendenza femminile.
Gli Occhi della Luna sono gli occhi di Artemide, attraverso essi si accede ad un mondo più riflessivo, che fluisce e scorre, uno specchio intimo dell’interiorità umana. I lavori di Giulia Pasa Frascari ci accompagnano, come spiriti guida, in questo viaggio che spazia nelle mille forme dell’anima, un’anima, in cerca di esprimersi ed essere energia libera.
Tristezza, nostalgia, rabbia, autodeterminazione, questi sono i protagonisti espressi dall’artista, che all’interno delle sue opere colpisce l’occhio di chi guarda anche attraverso riferimenti a creature fantastiche, mitologiche e animali.

Biografia

Giulia Pasa Frascari
Artista ventinovenne della provincia di Bologna, disegna tutto ciò che pensa e vede nella sua quotidianità. Il suo tratto deciso e incisivo ruba l’attenzione di chi non si ferma mai al primo sguardo. Lavora in ambito illustrativo e spazia dalla pittura, alla tattoo art fino alla street art. Pasa è un’artista Molinellese che lavora generalmente su grandi superfici e ha un’estetica tendente al pop molto colorata, le sue opere sono caratterizzate da un uso ricorrente del ritratto e della rappresentazione di figure dall’aspetto femminile.

Riolo Terme

Sorelle di Corpo e Morsi di emozioni

Valentina Botta e Chiara Fabbri

Casola Valsenio

ritrovarsì

Aula 21

Sorelle Festival è una rassegna
dedicata alla figura femminile
e alla parità di genere

© 2020 Tutti i diritti riservati. Webmaster